Negli ultimi mesi il tema del costo del riscaldamento è tornato al centro dell’attenzione.
Secondo le rilevazioni AIEL, il prezzo del pellet ENplus A1 ha registrato a inizio 2026 un aumento di circa il +27% rispetto all’anno precedente. Tradotto nella pratica: circa +1,5 € a sacco rispetto al 2025.
Per molte famiglie questo significa una differenza concreta nel costo della stagione invernale.
Ma il dato più interessante è che pellet e legna stanno seguendo strade diverse.
Quanto costa oggi riscaldarsi?
Poniamo che per riscaldare un’abitazione di circa 100 m² durante tutta la stagione invernale servano indicativamente 12 MWh di energia.
Secondo le più recenti rilevazioni AIEL, le biomasse legnose continuano a mantenere costi energetici competitivi rispetto ai combustibili fossili, nonostante gli aumenti registrati nel mercato del pellet.

La differenza oggi è significativa. Considerando lo stesso fabbisogno energetico, il pellet può arrivare a costare oltre 500 € in più rispetto alla legna durante una stagione invernale.
Quanto incide davvero l’aumento del pellet?

Una famiglia che utilizza circa 150 sacchi durante la stagione può quindi spendere oggi oltre 250 € in più rispetto all’anno scorso.
Nel Nord Italia il pellet si attesta intorno ai 7,20 € a sacco, mentre nel Centro Italia, soprattutto a fine stagione, sono stati registrati valori anche superiori agli 8 €.
La legna da ardere ha invece seguito un andamento differente rispetto al pellet, con variazioni generalmente più contenute e un mercato che nella primavera 2026 ha mostrato segnali di stabilizzazione.
Ed è proprio qui che oggi molte persone stanno iniziando a guardare non solo al costo del combustibile, ma anche al modo in cui quel calore viene realmente utilizzato all’interno della casa.
Due modi diversi di utilizzare il calore
Quando si confrontano pellet e legna, spesso si guarda soltanto al prezzo del combustibile. In realtà cambia completamente il modo in cui l’energia viene prodotta, accumulata e distribuita negli ambienti.
Una stufa a pellet lavora generalmente tramite alimentazione continua: il sistema mantiene la temperatura costante alimentandosi durante tutta la giornata.
Una stufa ad accumulo invece lavora in modo differente. La combustione avviene in una fase più intensa e controllata; la massa ceramica accumula energia e continua poi a rilasciare calore lentamente per molte ore.
Questo significa che il comfort non dipende da una produzione continua di aria calda, ma dalla capacità della stufa di trattenere il calore e restituirlo gradualmente nel tempo.
Nella pratica, in molte abitazioni ben isolate, questo permette di gestire il riscaldamento con poche cariche concentrate durante la giornata, mantenendo comunque una temperatura stabile anche molte ore dopo la fine del fuoco.
Pellet e accumulo: due logiche diverse

Ma oggi il tema non è solo il prezzo del combustibile
Negli ultimi anni il mercato si è concentrato soprattutto su praticità e automazione.
Oggi però molte persone stanno tornando a valutare anche la stabilità dei costi, l’autonomia termica, la durata del calore e l’efficienza reale del sistema.
Ed è qui che il tema dell’accumulo torna centrale.
Una stufa ad accumulo non lavora per produrre solo calore immediato: accumula energia e la rilascia lentamente per molte ore, mantenendo un comfort costante e uniforme nel tempo.
Due sistemi possono infatti avere consumi anche simili, ma comportamenti completamente differenti. Cambia la gestione del calore, cambia la stabilità della temperatura e cambia soprattutto il comfort percepito nella vita quotidiana.
Anche il comfort cambia
Quando si parla di riscaldamento, il costo non è l’unico fattore.
Sempre più persone oggi valutano anche la qualità dell’aria, la silenziosità del sistema, l’uniformità della temperatura e la durata del calore nel tempo.
Una stufa ad accumulo lavora principalmente per convezione naturale e irraggiamento: il calore viene assorbito da pareti, pavimenti e superfici e restituito lentamente all’ambiente.
È un tipo di comfort molto diverso rispetto ai sistemi che puntano soprattutto sulla produzione continua di aria calda.
Cosa sta cambiando davvero nel 2026?
Fino a pochi anni fa il tema principale era soprattutto la praticità del sistema.
Oggi invece sempre più persone stanno tornando a valutare:
- stabilità dei costi
- autonomia termica
- durata del calore
- qualità del comfort
Ed è proprio per questo che il tema dell’accumulo sta tornando sempre più centrale nel mercato del riscaldamento domestico